Ma…dov’è la città?
28 maggio 2011 | Di: Pasquale Allegro
Cronaca di una commemorazione
E sono passati vent’anni.
Da quel tragico 24 maggio del 1991, giorno in cui vennero barbaramente uccisi, dalla truce violenza della mafia, due cittadini di Lamezia Terme: Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano.
Due persone semplici, umili lavoratori, due eroi per caso, per un tragico evento che li ha voluti martiri in una città che non ammette santi. Soprattutto quando questi fanno parte di un’umanità caduta sotto la scure di una verità celata nei meandri della politica del malaffare.
Quanto fango immerge ancora la radice del movente?
L’amministrazione comunale li ha, giustamente, voluti ricordare in un ventennale commemorativo.
Nella mattinata di martedì 24 maggio, pertanto, è stata deposta una corona di fiori sul luogo dell’uccisione, dove, già dall’anno scorso, si trova una targa commemorativa in ricordo delle vittime; subito dopo, si è svolto un incontro con i dipendenti della società “Lamezia Multiservizi”, ex colleghi dei due netturbini.
Infine, nel tardo pomeriggio, si è riunito uno speciale consiglio comunale aperto a tutti i cittadini – per le strade, l’annuncio al megafono squarciava il silenzio nel quotidiano mugugno della città – con l’intento di ricordare un’alba sanguinosa di due decenni fa.
Alla presenza del sindaco Speranza, della giunta, di don Pasquale Luzzo, del procuratore Salvatore Vitello e di altri rappresentanti istituzionali, il compito di ricostruire la triste vicenda dei due netturbini innocenti, viene affidato ad un diligente cultore della memoria come l’avv.to Mario De Grazia: l’esimio professionista attinge parole e pensieri dall’inchiostro del suo libro Vittime dell’oblio, testo in cui vengono riportate alla luce proprio le drammatiche vicissitudini che hanno coinvolto Lamezia Terme a cavallo di quegli anni bui e dolorosi.
Nell’aula consiliare, le riflessioni si fanno invettive contro una responsabilità politica (il Comune venne poi sciolto per infiltrazioni mafiose) e un’opinione pubblica inclini a dimenticare.
I familiari delle vittime occupano il centro della sala, portando nel cuore e negli occhi il trauma di un’immagine devastante. Osservano tutte quelle figure pubbliche, le ascoltano, ma si sentono ancora come assiepati dentro una falsa coscienza che li ha inghiottiti con la massima indifferenza. Stanno aspettando che qualcosa finalmente scuoti la retorica della parate; non fiori, ma opere di bene.
Anche una parola, un particolare in più, può essere decisivo per arrivare a scoprire la verità.
Non chiedono altro che giustizia. Che l’attenzione di tutta la società civile, complice di aver voluto rimuovere selvaggiamente quello scomodo ricordo, sia rivolta ora ad una coraggiosa e solidale cultura della memoria, unica forma di carità in grado di perpetuare la ricerca della verità.

Improvviso e inaspettato, irrompe l’intervento del procuratore Vitello. Esprime la percezione d’immobilismo che pervade la città e, con empatica pietas, promuove due immacolati ed umili operai al rango di eroi: “Anche Lamezia ha i suoi Falcone e Borsellino!”
Dopodiché, accompagnando le sue parole con il dito puntato al cielo, una giusta dose di informale sensibilità caratterizza quello che suona come un atto d’accusa: “Ho potuto comprendere la semplicità e l’efferatezza di un’aggressione, che non ha assolutamente precedenti in questo campo, vedendo i parenti: persone semplici, parenti semplici. La mafia se l’è presa con queste persone [...] Allora io chiedo alla città che questa sera non c’è, ma…dov’è la città? E’ una riunione conviviale! Ma dov’è la città?”
Appunto…dov’era?
In fondo alla sala consiliare, una sparuta presenza di cittadini non bastava a far cadere nel vuoto questa presa visione.
Dov’era la cittadinanza orfana di due agnelli sacrificali?
Dov’erano i consiglieri di minoranza? Forse “commemorare” non è un atto dovuto? O, per meglio esprimersi tecnicamente, non si trattava di un’iniziativa bipartisan?
E ancora, dov’erano tutti quei ragazzi che, ad ogni piè sospinto, affollano le nostre strade inneggiando alla pace, alla legalità, all’arcobaleno? Dove sono rimasti a bivaccare quelli che salgono sul primo autobus diretto alla partecipata manifestazione di “Libera”?
Si susseguono uno dopo l’altro gli interventi ufficiali. Parole di cordoglio e di affetto, analisi della situazione e sgomento. Ma, per sentire, la voce del dolore, eco della sofferenza che proviene da lontano – un viaggio distante ben venti lunghissimi anni – bisogna aspettare che prenda la parola Stefania, la secondogenita di Francesco Tramonte.
Il suo è un invito a considerare la condizione di chi, in quanto familiare di una vittima di mafia, ogni giorno deve convivere con un dolore che non invecchia mai. Vittima per sempre, non solo perché nessuno al mondo può restituirgli un padre che le è stato strappato quando aveva solo dieci anni, ma anche per quella sete di giustizia che sviscera la sua quotidiana serenità in mille momenti di disperante delusione.
Strozzata dal pianto, quella voce di figlia denuncia: “Sono passati vent’anni dalla morte del mio papà e di Pasquale Cristiano, ma non abbiamo ancora avuto giustizia”. Poi, come imprecando contro un destino avverso e crudele che non ti dà quello che tu desideri, trova sfogo una richiesta disarmante: “Quante persone della nostra famiglia dovranno morire prima di ottenere giustizia per i nostri cari?”
Nel suo precedente e accorato appello, il dott. Vitello aveva sentenziato: “La rabbia che io oggi ho dentro è indicibile.”
Lasciamo allora che se ne parli, che se ne faccia parola con l’omaggio al più vivo dei ricordi. Certo ricordare, sì, è cosa buona. Ma non basta.
Bisogna sollecitare la città tutta, dalla gente comune ai vertici istituzionali, perché si vigili ancora, nell’attesa che sia fatta luce su questo tragico episodio.
Bisogna sollecitare la città tutta, dalla gente comune ai vertici istituzionali, perché si vigili ancora, nell’attesa che sia fatta luce su questo tragico episodio.
Facciamone parola, ma parliamone con i fatti.
In: 'Ndrangheta, Cronaca, Etica, Giovani, Giustizia, Mafia, Politica, Riflessioni






1 Response to Ma…dov’è la città?
Liliana Wong
19 agosto 2011 alle 21:00
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