Processo breve, i ritardi tattici del PDL

19 marzo 2011 | Di: Antonio Cannata

Il tempo è signore, recita un detto popolare. Il tempo, alla fine paga. O riscuote.

È ormai da troppo tempo che le vicissitudini giudiziarie del Premier hanno condizionato l’opinione pubblica e la vita politica. L’ultima ingerenza, in ordine cronologico, è la fantomatica riforma costituzionale della Giustizia proposta dal ministro Alfano e da Berlusconi.

La domanda che sorge spontanea è cosa ne sarà di tutte le bozze di riforma già messe in cantiere da tempo. La risposta è sempre quella: nulla.

Ormai non sconvolge più il ritardo del partito di maggioranza (relativa) nel presentare gli emendamenti a questo o quel disegno di legge.

L’ultima “gaffe” è stata fatta sul cosiddetto processo breve. È inquietante pensare anche solo per un istante che questo sia frutto di inettitudine politica da parte di chi aveva il compito di preparare gli emendamenti, ma è ancora più inquietante pensare che tutto questo sia un basso tatticismo.Inutile nascondersi, in politica la tattica spesso regna da padrona incontrastata, ma in questo caso il dubbio che realmente vi regni la confusione è molto forte, oltre che fondato.

In questi ultimi tempi il susseguirsi di annunci, battute, dichiarazioni sul tema della giustizia sono state causa di una forte cefalea anche nel più sano cittadino.

Diversi sono stati i temi trattati dal Guardasigilli e dal Premier, spesso affermazioni contrastanti o rettifiche. Tutto questo non può che aver generato un certo grado di disorientamento all’interno del PDL, come se già non ce ne fosse. È emblematico che dall’inizio dell’anno il parlamento lavori “con il freno a mano tirato”, che la calendarizzazione dei disegni e delle proposte di legge sia dilazionata nel tempo, che le votazioni siano ormai ridotte all’osso.

La volontà di chi è in maggioranza in Parlamento è quella di gettare fumo negli occhi per non far risaltare il dubbio tra le proprie fila. Il dovere di chi è all’opposizione è quello di diradare questa coltre di nebbia e accendere un riflettore sui temi cardine.

Troppe volte il processo breve è stato ripreso e poi accantonato, il suo iter accelerato per poi essere insabbiato, troppe volte questo disegno di legge, come molti altri, è stato altalenante nel suo percorso. Questo denota chiaramente che nonostante la tattica, che indubbiamente sta dietro a questi avvenimenti, lo smarrimento di una guida sempre più assente e necessaria in un partito monarchico e silviocentrico, come il PDL, crei imbarazzo a tal punto che per evitare l’inevitabile susseguirsi di smentite si preferisce temporeggiare.

Ma purtroppo il momento impone serietà in ogni scelta, tempestività e naturalmente buona fede nelle proposte. Il tempo da perdere è finito.

Proprio a riguardo, oggi (15/03/2011 ndr), si registra la prima apertura/retromarcia del partito di maggioranza sotto il diktat del guardasigilli. L’apprezzamento da parte dell’UDC è mosso da un cauto ottimismo che finalmente qualcosa si muove, ma è guidato da una forte motivazione affinché non ci sia solo una apertura di facciata al dialogo tra maggioranza ed opposizione, ma ci sia un confronto reale e serio sui temi della giustizia.

Per questo ancora ci tocca aspettare le ulteriori mosse di una maggioranza smarrita, per essere certi che non sia solo pretattica per confondere le acque ma reale senso civico, per avere la conferma che non ci siano ulteriori norme o emendamenti “ad premier” per cercare di salvaguardare chi ormai non è più giustificabile, per poter finalmente avere la possibilità di lavorare per i cittadini.

Questo sarà il banco di prova della maggioranza.

Ognuno abbia il coraggio di sedersi intorno ad un tavolo per discutere delle scelte fatte e di quelle da fare. Basta con il pressappochismo di questa politica. Se realmente il processo breve, questa riforma della giustizia, o altre idee, anche scellerate, di questo governo e di questa maggioranza sono realmente ciò di cui il paese ha bisogno allora che le portino avanti con celerità e senza indugi, altrimenti la risposta sarà chiara: la confusione genera tattica, e purtroppo la tattica e i tatticismi generano confusione, portando il paese in un ulteriore circolo vizioso di cui non necessita.

Il paese purtroppo, ora, non può fare altro che aspettare.

In: Giustizia

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