L’Europa dovrebbe proteggere la libertà d’informazione in Italia

2 giugno 2010 | Di: Daniele Coloca

“Pensavo che il premier italiano Silvio Berlusconi detenesse già un controllo sufficiente sull’opinione pubblica e non sentisse il bisogno di imporre dei veti ufficiali”, scrive in un commento sul Guardian la ricercatrice italiana Benedetta Brevini. “Cos’ha fatto finora l’Unione europea per garantire un’informazione plurale e proteggere la democrazia in Italia? Nonostante le condanne a parole, l’Ue ha fatto poco di concreto per cambiare la situazione”.

In Italia scrive la ricercatrice , nonostante il premier detenga il controllo delle maggiori reti di informazione televisive,  in un paese dove appena il 20% della popolazione legge i giornali, è veramente necessario imporre ulteriori vincoli e porre veti alla libertà di parola ed informazione?

A quanto pare la risposta è affermativa, l’attuale potere sui media e soprattutto sulle televisioni non  è stato sufficiente a  fermare alcuni giornali nel pubblicare storie imbarazzanti sul conto del primo ministro ed i suoi stretti alleati, provocando scandali che recentemente hanno determinato  le dimissioni del ministro Claudio Scajola.

Il governo trema di fronte agli scandali e corre ai ripari imbavagliando la stampa?

Quel che sta accadendo in Italia è qualcosa che riguarda il mondo intero. Si sta scrivendo una legge che impedisce il lavoro d’indagine, che favorisce le mafie, che imbavaglia la stampa. Confinarla ad una sacrosanta rivendicazione del diritto di cronaca ed accontentarsi di qualche modifica in favore di editori e giornalisti è un errore. Non si tratta solo di mantenere intatta la possibilità di raccontare crimini e malaffare: si tratta prima ancora di non impedire il lavoro di chi indaga. Lasciare la libertà di parola e limitare gli strumenti di lotta al crimine otterrebbe alla fine lo stesso risultato: silenzio. E’ una legge che mette in pericolo il Paese che ci è stato consegnato da chi ci ha preceduto a prezzo di enormi sacrifici. Abbiamo il dovere di conservarlo per chi verrà dopo di noi.

Che cosa ha fatto l’UE finora per garantire il pluralismo dei media e proteggere  la democrazia italiana? Nel 2004, sia il Consiglio d’Europa che il Parlamento europeo ha esplicitamente denunciato l’aperto conflitto di interessi del primo ministro italiano. L’anno scorso Freedom House -un’organizzazione indipendente con sede a Washington DC ha declassato l’Italia da paese “libero” a “parzialmente libero”  l’unico caso in Europa ad essere classificato così in basso.

L’Europa non ha mai agito per modificare questa situazione. Anche il 21  Ottobre 2009, il Parlamento europeo ha respinto una risoluzione che denuncia  la mancanza di libertà dei media in Italia.

La democrazia è solo una questione nazionale per l’Europa? O tutti gli stati europei devono condividere almeno il nucleo dei valori democratici?

Il nuovo trattato di Lisbona è entrato in vigore il 1 ° dicembre 2009.  Secondo il Trattato, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE è giuridicamente vincolante. L’articolo 11 della Carta afferma chiaramente che “ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera”. Questo significa che tutte le leggi europee dovrebbero incarnare questi principi.

L’UE deve smettere di considerare la democrazia un problema strettamente nazionale , non può ignorare tutto questo, se vuole dimostrare che si preoccupa  non solo della prosperità economica, ma anche e soprattutto della democrazia dell’intera comunità.

In: Europa, Politica, Riflessioni



1 Response to L’Europa dovrebbe proteggere la libertà d’informazione in Italia

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Kristanna

9 agosto 2011 alle 22:03

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